Invalsi Ancora nessuna risposta sui 71 precari in scadenza Ieri il sit in di Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Pa-Ur davanti al ministero della Pubblica Istruzione, ma il ministro Giuseppe Fioroni ancora non si fa vedere. I sindacati chiedono la stabilizzazione di 71 precari dell'Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione), in scadenza il 31 dicembre 2006. Cgil, Cisl e Uil denunciano inoltre che «il ministero non sta prendendo in considerazione il reale problema dell'Invalsi, sostenendo che ad oggi non erano ancora venuti a conoscenza di tale situazione». È stato fatto inoltre presente che dal 2 gennaio 2007 l'Istituto non rinnovando i 71 contratti, non potrà assolvere ai suoi compiti istituzionali nazionali e internazionali. I 71 collaboratori hanno deciso di proseguire lo stato di agitazione, realizzando forme di protesta più incisive nel caso in cui, entro venerdì 15, non vengano date risposte concrete.
Sit-in dei ricercatori precari dell’Invalsi «Dal primo gennaio siamo senza lavoro»
RIECCOLI in piazza i 71 ricercatori precari dell’Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione) la cui sede è Villa Falconieri a Frascati. Questa mattina alle 10 manifesteranno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione perchè il loro contratto co.co.co. a fine dicembre scade e non sanno ancora se sarà rinnovato. I ricercatori vogliono far pervenire al ministro Fioroni una lettera in cui illustrano la loro situazione lavorativa. «Tra di noi ci sono anche precari quarantenni altamente specializzati che lavorano in istituto anche da dieci anni - spiega la dott. Nicoletta Di Bello - Nel giugno scorso abbiamo dovuto lottare a lungo per farci rinnovare il contratto. Ventotto di noi rischiavano di rimanere a spasso per i tagli ai centri di ricerca previsti dalla finanziaria 2003. Poi la crisi è fortunatamente rientrata perchè l’Invalsi è un istituto nuovo, fondato nel 2004. Ma il futuro è nero. Abbiamo chiesto numi alla dirigenza e ci è stato risposto che non ci sono fondi». La situazione è a rischio anche perchè l’Invalsi da gennaio sarà commissariato. «Va via il presidente e si scioglie il Comitato Direttivo - prosegue la ricercatrice - e dunque non ci resta che rivolgerci direttamente al ministro Fioroni. Inoltre vorremmo sapere perchè un istituto importante come il nostro (per la valutazione scolastica l’Invalsi è l’unico referente nazionale dell’Ocse) continua a far lavorare la maggior parte dei suoi dipendenti in totale precarietà. Chiediamo più contratti a tempo determinato e una maggiore stabilità a fronte di tanti anni di lavoro continuativo. Tra di noi ci sono delle professionalità elevate. È un giusto riconoscimento». Quanto guadagnate? «Mediamente millecento euro al mese e l’attività all’Invalsi ci occupa completamente. Praticamente è il nostro unico introito». Nat. Pog.
Per i 71 collaboratori dell'Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione) non c'è proprio tregua. Dopo solo sei mesi dall'ultimo rinnovo contrattuale, sono di nuovo in stato di agitazione perché il 31 dicembre scade il loro contratto e non c'è nessuna garanzia di rinnovo. "Siamo in attesa di una risposta dal Ministero della Pubblica Istruzione, che non ha ancora previsto nessuna soluzione possibile per noi". Spiega così Saida, una co-co-co dell'Invalsi, al termine del sit-in di protesta di venerdì scorso davanti al Ministero.
Mercoledì c'è stato un altro sit-in, durante il quale una delegazione, composta dai rappresentanti nazionali Flc-Cgil, Cisl-Fir, Uil Pa-Ur e dai rappresentanti dei collaboratori, è stata ricevuta da un dirigente del Ministero, che però ha detto di non avere alcun tipo di potere. Si è trattato, quindi, di un incontro del tutto inutile. E i lavoratori dell'Invalsi sono ancora in attesa di sapere cosa ne sarà di loro, minacciando intanto di proseguire lo stato di agitazione al fine di ottenere "un incontro formale con un interlocutore politico al Ministero per avviare un processo volto alla stabilizzazione dei 71 lavoratori precari, i quali rappresentano oltre il 70% della forza lavoro dell'Istituto".
Attualmente all'Invalsi sono impiegati, infatti, 96 lavoratori, e solo 25 sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato. Sono 71, infatti, i dipendenti con contratti di collaborazione, per lo più laureati, dottori di ricerca, o con specializzazioni post-lauream, con una presenza media nell'Istituto di oltre 6 anni e in media 35 anni d'età. Il personale precario svolge attività di ricerca, attività di supporto alla ricerca di tipo organizzativo-gestionale, attività di progettazione e di gestione dell'infrastruttura informatica, ma anche attività di sviluppo web e multimediale, di gestione amministrativa contabile-previdenziale e di gestione di servizi per tutto l'istituto. "E' il momento che il Ministero si attivi per la stabilizzazione di tutto il personale precario - dice Carlo un collaboratore dell'istituto - ma immaginiamo che anche questa volta ci sarà l'ennesimo rinnovo per sei mesi".
Ma oltre all'avvio del processo di stabilizzazione, ai lavoratori preme anche il riordino dell'assetto dell'istituto. Negli ultimi anni l'Invalsi è diventato sempre di più istituto di servizio, piuttosto che di ricerca. Molti rapporti di ricerca, infatti, non sono neanche stati pubblicati. Mentre, l'istituto avrebbe la funzione di valutare l'apprendimento e il sistema d'istruzione, cosa che è stata fortemente penalizzata. Anche su questo punto attendiamo tutti delle risposte dal Ministero della Pubblica Istruzione
C’è un ente di ricerca, l’INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del sistema educativo di Istruzione e di Formazione), prima INDIRE (non chiedetemi il siginificato della sigla), che valuta il sistema formativo italiano.
Questionari agli studenti di vario ordine e grado a migliaia compilati e corretti da decine di precari: i dipendenti dell’INVALSI.
Molti di loro sono lì a preparare, controllare e valutare da anni, ma grazie alla finanziaria del governo Prodi e alle promesse “sanatorie” in vista contro cui si è scagliato quasi l’intera classe giornalistica italiana, pare che a molti di loro non sarà rinnovato il contratto di collaborazione. La soluzione al precariato prospettato nei vari enti evidentemente appare la stessa.
Peraltro la soluzione appare anche la stessa del governo scorso: ci dev’esser qualcosa che non va.
Qualcuno ha valutato che i valutatori non sono degni di continuare a valutare.
Ma anche all’Invalsi i precari non ci stanno, a farsi prendere in giro.
Leggi il comunicato dei precari Invalsi:
Invalsi: a rischio 71 lavoratori precari della ricerca
di Precari Invalsi
Dopo anni di forzato precariato e di promesse mancate, i 71 collaboratori dell’Invalsi mercoledì 13 dicembre 2006 manifesteranno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione per chiedere la stabilizzazione del posto di lavoro e il riconoscimento della propria professionalità.
I collaboratori dell’Invalsi - Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema educativo di Istruzionee di Formazione- il 31 dicembre 2006 rischiano di essere mandati definitivamente a casa, dopo soli sei mesi dall’ultimo rinnovo contrattuale.
I 71 collaboratori con contratto co.co.co presso l’Invalsi rappresentano una grande risorsa per l’Istituto, che conta solo 28 lavoratori a tempo indeterminato.
Oltre il 70% dei collaboratori ha competenze specifiche con titoli di studio elevati (laurea, dottorato di ricerca, specializzazioni, master) e una professionalità acquisita nel tempo: la durata media di permanenza nell’Istituto è di 4/5 anni (con punte anche di 8/9) e l’età media è di 34/35 anni.
Il mancato rinnovo dei contratti ai collaboratori comporterebbe la perdita di 71 posti di lavoro e l’inevitabile inadempienza dei compiti istituzionali dell’Invalsi.
Invalsi: I lavoratori precari continuano la loro lotta
I 71 collaboratori coordinati e continuativi c’erano tutti di fronte al Ministero della Pubblica Istruzione ad animare un sit in molto rumoroso e colorato.
Come FLC Cgil FIR Cisl e UIL- PA UR rilanciamo quindi lo stato di agitazione che continuerà per il momento all’interno dell’istituto fino a quando non si avrà la conferma della continuità occupazionale. Se venerdì non si avrà una posizione certa ritorneremo a manifestare sotto al ministero. La lotta dei precari invalsi continua…
Invalsi: a rischio 71 lavoratori precari della ricerca
di Precari Invalsi
Dopo anni di forzato precariato e di promesse mancate, i 71 collaboratori dell’Invalsi mercoledì 13 dicembre 2006 manifesteranno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione per chiedere la stabilizzazione del posto di lavoro e il riconoscimento della propria professionalità.
I collaboratori dell’Invalsi - Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema educativo di Istruzionee di Formazione- il 31 dicembre 2006 rischiano di essere mandati definitivamente a casa, dopo soli sei mesi dall’ultimo rinnovo contrattuale.
I 71 collaboratori con contratto co.co.co presso l’Invalsi rappresentano una grande risorsa per l’Istituto, che conta solo 28 lavoratori a tempo indeterminato.
Oltre il 70% dei collaboratori ha competenze specifiche con titoli di studio elevati (laurea, dottorato di ricerca, specializzazioni, master) e una professionalità acquisita nel tempo: la durata media di permanenza nell’Istituto è di 4/5 anni (con punte anche di 8/9) e l’età media è di 34/35 anni.
Il mancato rinnovo dei contratti ai collaboratori comporterebbe la perdita di 71 posti di lavoro e l’inevitabile inadempienza dei compiti istituzionali dell’Invalsi.
A seguito della richiesta delle organizzazioni sindacali FLC_CGIL, CISL-FIR, UIL PA-UR di un incontro con il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, questa mattina 13 dicembre 2006, si è svolto un sit-in davanti al Ministero in viale Trastevere. Una delegazione, composta dai rappresentanti nazionali FLC-CGIL, CISL-FIR, UIL PA-UR e dai rappresentanti dei collaboratori è stata ricevuta da Mario Petrini, Dirigente dell’ufficio Ordinamenti del primo ciclo. Dopo l’esposizione da parte dei sindacati della richiesta di stabilizzazione per il personale precario Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione) e la lettura della lettera aperta indirizzata al Ministro Fioroni dai 71 collaboratori, si è chiaramente evinto che l’amministrazione centrale non ha previsto ancora alcuna soluzione possibile per i 71 contratti in scadenza il 31 dicembre 2006. È, altresì, chiaro che non avendo individuato un interlocutore politico, nonostante fosse stata presentata formale richiesta da parte delle organizzazioni sindacali, il Ministero non sta prendendo minimamente in considerazione il reale problema dell’Invalsi, sostenendo che ad oggi non erano ancora venuti a conoscenza di tale situazione. È stato fatto inoltre presente che dal 2 gennaio 2007 l’Istituto non rinnovando i 71 contratti, non potrà assolvere ai suoi compiti istituzionali nazionali e internazionali. Petrini si è impegnato a riportarele richieste al Direttore Generale della Direzione per gli Ordinamenti Scolastici Mario G. Dutto.Entro venerdì 15 dicembre 2006, su sollecitazione della delegazione sindacale, il Ministero darà probabilmente una risposta in merito. I 71 collaboratori dell’Invalsi provano risentimento e indignazione per la superficialità mostrata ormai da lungo tempo da parte sia del Ministero sia della Dirigenza dell’Invalsi nell’affrontare il processo di stabilizzazione di tutto il personale precario dell’Istituto. I collaboratori pertanto hanno deciso unitariamente alle tre organizzazioni sindacali di proseguire con lo stato di agitazione realizzando forme di protesta ancora più incisive nel caso in cui, entro venerdì 15 dicembre 2006, non vengano date risposte concrete.
Personale in stato di agitazione per mancato rinnovo contratto
Da oggi il personale dell'Invalsi, l'Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione, è in stato di agitazione mettendo a rischio le ricerche sulla qualità del sistema scolastico italiano. "Nonostante l'Invalsi disponga di risorse finanziarie adeguate e abbia autonomia decisionale - sostengono i lavoratori precari dell'Invalsi - la sua dirigenza non ha ancora preso i provvedimenti opportuni per assicurare il proseguimento e il completamento delle ricerche nazionali e internazionali affidate all'Istituto".
Secondo il personale in agitazione "le attività di ricerca e dei servizi di supporto e sviluppo sono svolte per oltre il 70% da lavoratori precari con il contratto in scadenza a giugno e solo meno di un terzo di loro ha una prospettiva di rinnovo fino a dicembre 2006".
Ma anche il personale dell'Istituto assunto a tempo indeterminato vivrebbe da molti anni una situazione incerta e indefinita: "si tratta - spiegano i precari - di personale in perenne posizione di comando proveniente dalla scuola e dal ministero. Il mancato rinnovo dei contratti a tutti i collaboratori significherebbe la perdita di 51 posti di lavoro e porterebbe inevitabilmente all'inadempienza dei compiti istituzionali dell'Invalsi"
L'Invalsi è incaricato della promozione della cultura della valutazione del sistema scolastico italiano. Un eventuale stop delle ricerche nazionali comporterebbe il mancato rispetto degli impegni assunti con le scuole e con le Regioni italiane.
L'agitazione potrebbe influire sulla realizzazione "di importanti ricerche comparative promosse dall'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dall'Iea (International Evaluation Association)" il cui blocco "taglierebbe l'Italia - concludono i precari Invalsi- fuori dalla comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa".
Protestano i lavoratori dell’Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione, Invalsi, perché 50 di loro rischiano di non vedersi rinnovato il contratto a progetto, che scade il 30 giugno prossimo. Sono gli effetti dei tagli del 40% della finanziaria 2006, sui bilanci delle pubbliche amministrazioni, che incidono sui rapporti di collaborazione. I sindacati confederali della scuola hanno annunciato lo stato di agitazione. Secondo il segretario generale della Flc-Cgil, Enrico Panini, l’Invalsi, «ente che per il suo ruolo si colloca al centro del sistema scolastico e che gestisce rapporti con importanti istituzioni internazionali come l’Ocs e l’Iea, è un istituto di ricerca fantasma». Infatti, «il 70% delle attività di ricerca sono svolte da lavoratori precari e la maggioranza di questi lavoratori precari circa 50 persone rischia da giugno di perdere il posto di lavoro. Solo un terzo di loro ha una prospettiva di rinnovo fino a dicembra 2006». Per Saida Volpe, collaboratrice Invalsi, «il problema poi comunque si riproporrà a gennaio 2007». L’unico modo per risolvere questa situazione è «interpretare il decreto del 2004 come istitutivo dell’Invalsi, perché i tagli si riferiscono a quanto stanziato nel 2003», ha spiegato la lavoratrice. «Oggi- ha spiegato Panini- l’Invalsi, a causa dei tagli del governo e dell’incapacità della sua direzione, è di fatto di fronte ad una probabile chiusura, l’Italia rischia così di essere tagliata fuori dalla comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa, diverse decine di lavoratori sono di fronte allo spettro della disoccupazione. Se nei prossimi giorni non cambieranno le condizioni siamo, di fatto alla vigilia della scomparsa di un Istituto che dovrebbe essere strumento di promozione della cultura della valutazione nel nostro Paese e della perdita di preziose professionalità». La Flc-Cgil, assieme a Cisl e Uil, ha definito un primo pacchetto di iniziative: proclamazione dello stato di agitazione del personale; organizzazione di iniziative interne ed esterne all’ente, finalizzate anche a rendere evidente la rabbia dei lavoratori a tutti gli interlocutori e a denunciare la drammaticità della situazione. Inoltre, la Cgil rivendica la continuità di tutti i rapporti di lavoro, la loro rapida e definitiva stabilizzazione, un rilancio complessivo dell’attività dell’ente che non può funzionare sulla base della precarietà e che deve essere dotato di effettiva autonomia culturale, scientifica e gestionale rispetto al Ministero dell’Istruzione.
Protestano i lavoratori dell'Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione, Invalsi, perché 50 di loro rischiano di non vedersi rinnovato il contratto a progetto, che scade il 30 giugno prossimo. Sono gli effetti dei tagli del 40% della finanziaria 2006, sui bilanci delle pubbliche amministrazioni, che incidono sui rapporti di collaborazione. I sindacati confederali della scuola hanno annunciato, quindi, lo stato di agitazione di oltre 72 lavoratori per la precaria situazione occupazionale.
Secondo il segretario generale della Flc-Cgil, Enrico Panini, l'Invalsi, "ente che per il suo ruolo si colloca al centro del sistema scolastico e che gestisce rapporti con importanti istituzioni internazionali come l'Ocs e l'Iea, è un istituto di ricerca fantasma". Infatti, "il 70% delle attività di ricerca sono svolte da lavoratori precari e la maggioranza di questi lavoratori precari circa 50 persone rischia da giugno di perdere il posto di lavoro. Solo un terzo di loro ha una prospettiva di rinnovo fino a dicembra 2006". Per Saida Volpe, collaboratrice Invalsi, "il problema poi comunque si riproporrà a gennaio 2007". L'unico modo per risolvere questa situazione è "interpretare il decreto del 2004 come istitutivo dell''Invalsi, perché i tagli si riferiscono a quanto stanziato nel 2003", ha spiegato la lavoratrice.
"Oggi- ha spiegato il segretario generale Panini- l'Invalsi, a causa dei tagli del governo e dell'incapacità della sua direzione, è di fatto di fronte ad una probabile chiusura, l'Italia rischia così di essere tagliata fuori dalla comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa, diverse decine di lavoratori sono di fronte allo spettro della disoccupazione". "Se nei prossimi giorni non cambieranno le condizioni siamo, di fatto- ha sottolineato Panini- alla vigilia della scomparsa di un Istituto che dovrebbe essere strumento di promozione della cultura della valutazione nel nostro Paese e della perdita di preziose professionalità ".
"Per la gravità di questa situazione, la Flc-Cgil, assieme a Cisl e Uil, ha definito un primo pacchetto di iniziative che consiste nella proclamazione dello stato di agitazione del personale; nell'organizzazione di iniziative interne ed esterne all'ente, finalizzate anche a rendere evidente la rabbia dei lavoratori a tutti gli interlocutori e a denunciare la drammaticità della situazione". Inoltre, la Cgil rivendica la continuità di tutti i rapporti di lavoro, la loro rapida e definitiva stabilizzazione, un rilancio complessivo dell' attività dell'ente che non può funzionare sulla base della precarietà e che deve essere dotato di effettiva autonomia culturale, scientifica e gestionale rispetto al Ministero dell' Istruzione".
COMUNICATO DELL'ASSEMBLEA COSTITUITASI DEI COLLABORATORI
In riferimento al comunicato del 5 aprile 2006, sull'indizione dello stato di agitazione per tutto il personale INVAlSI firmato dalle OO.SS nazionali di categoria, l'assemblea costituitasi dei collaboratori comunica che:
- i collaboratori hanno deciso di mantenerelo stato di agitazionecompatibilmente con la continuità delle attività dell'istituto;
- tale decisione non corrisponde soltanto ad un atto interlocutorio conseguente al comunicato del direttore generale del 10 aprile (dichiarazione di intenti ma non di impegni formali), ma è un'assunzione di responsabilità effettiva da parte dei collaboratori relativamente al proprio lavoro; l'assemblea è infatti consapevole che solo con il lavoro dei collaboratori l'Istituto può ottemperare ai propri impegni di servizio e di ricerca e, di conseguenza, valorizzare e tener fede al suo mandato istituzionale;
- è importante per i collaboratori essere informati sulle scelte e sulle azioni che tale Istituto porrà in essere nel prossimo futuro;
- è ribadita la necessità di prendere visione dei documenti relativi allo stato di bilancio dell'Istituto, anticipatamente alla data del 26 aprile p.v., in conformità con la richiesta avvenuta da parte delle OO.SS.;
- l'incontro del 26 aprile p.v. sia l'occasione decisiva per una precisa e sottoscritta garanzia di rinnovo dei contratti di tutti i collaboratori a partire da luglio 2006.
Sono entrati in agitazione permanente i precari e le precarie dell'Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo dell'Istruzione e della Formazione (INVALSI): è l'ente di ricerca pubblico che, dalla sua sede di Frascati, valuta le politiche scolastiche italiane. Nell'ente lavorano attualmente un centinaio di persone, di cui 72, ricercatori e sistemisti informatici, sono precarie. Dopo il taglio del 40% imposto dall'ultima finanziaria sulle collaborazioni negli enti di ricerca, 51 precari perderanno il loro posto di lavoro a luglio. Si tratta di collaboratori che da anni (5 in media) garantiscono il funzionamento dell'Istituto: alcuni di loro, "collaborano" con l'INVALSI da nove anni nove [durata: 25.41]
La Finanziaria vuole tagliare il 40% dei collaboratori dell’Invalsi, l’istituto del Ministero
È IL fiore all’occhiello del Ministero dell’Istruzione in tema di ricerca nazionale e internazionale educativa, si chiama Invalsi e ha pure una bella e prestigiosa sede, la cinquecentesca villa Falconieri immersa nel verde delle colline di Frascati. Oggi però l’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Istruzione rischia una drastica riduzione della sua attività che potrebbe mettere in forse la sua stessa esistenza. Le attività di ricerca e dei servizi di supporto e sviluppo dell’istituto sono svolte per il 70% da ricercatori precari i cui contratti di collaborazione sono in scadenza il 30 giugno e, per ora, solo un terzo di loro ha una prospettiva di rinnovo fino a dicembre 2006. «Questo vuol dire che ben 51 ricercatori su 72 dovranno lasciare il loro lavoro - spiega Saida Volpe che da più di sei anni collabora con l’Invalsi - e di fatto sarebbe la scomparsa di un Istituto che è lo strumento della promozione della cultura e della valutazione nel nostro Paese». Secondo i ricercatori la loro «è una situazione paradossale» perchè i fondi per finanziare i progetti fino a dicembre 2006 ci sarebbero. «Ma la dirigenza non ha ancora preso i provvedimenti opportuni per assicurare il proseguimento e il completamento delle ricerche - spiega ancora la ricercatrice - L’unica cosa positiva è che c’è finalmente un incontro con il presidente dell’Istituto Giacomo Elias fissato per il 26 aprile. Il dilemma burocratico è l’interpretazione di un decreto ministeriale del novembre 2004. Il ministero deve decidere se il decreto in questione istituisce l’Invalsi oppure riordina un istituto già esistente dal 2002. In tal caso s’abbatterebbe su di noi la scure della Finanziara che prevede un taglio del 40% sui fondi stanziati nel 2003». Significa, anche, mettere sulla strada 51 ricercatori che, seppur legati da un contratto di collaborazione con l’istituto, di fatto vi lavorano a tempo pieno, da quattro, cinque, perfino nove anni. Ma quanto guadagnano? «All’incirca 20.000 euro lordi l’anno - dice la dottoressa Volpe - in pratica il nostro unico introito. Un terzo dello stipendio ogni mese ci viene decurtato per Irpef, Inail e altre deduzioni. L’ultima mensilità praticamente non esiste a causa dei conguagli. E naturalmente niente tredicesima». L’interesse nazionale, di addetti ai lavori e non, per le ricerche dell’Invalsi è innegabile: «Facciamo la rilevazione del sistema d’istruzione e a livello internazionale le indagini promosse dall’Ocse e dall’Iea come il PISA che accerta le competenze dei quindicenni in matematica scienza e lettura e i PIRLS sui bambini di quarta elementare». La paralisi della ricerca, se la situazione non si sblocca, è una conseguenza. «E l’arresto di queste importanti ricerche - conclude la ricercatrice - taglia fuori l’Italia dalla comunità scientifica internazionale sulla ricerca dell’istruzione». Nat. Pog.
Con nomine “dell’ultima ora, il centrodestra ha scelto di concludere l’esperienza di governo con la stessa mancanza di rispetto per le istituzioni e la democrazia che ha dimostrato in questi cinque anni”. La senatrice Albertina Soliani, candidata al Senato per la Margherita in Emilia Romagna, commenta così le nomine fatte in questi giorni al ministero dell’Istruzione da Letizia Moratti. “È un’indecenza istituzionale: alla vigilia del voto, Moratti ha nominato il leghista Fumagalli, già sindaco di Varese, nuovo direttore generale. Inoltre, sta spostando molti direttori regionali. È il colpo di coda del centrodestra che esce di scena cercando solo di creare difficoltà al futuro governo dell’Unione e mortificando le reali emergenze del pianeta scuola. Basti pensare - aggiunge Soliani - che, proprio per la mancanza di risorse economiche dal centrosinistra più volte denunciata, Moratti ha preferito fare nuove nomine piuttosto che preoccuparsi di rinnovare il contratto a 51 dei 72 collaboratori a tempo altamente specializzati dell’Invalsi, istituto che si occupa di valutare il sistema educativo di istruzione e formazione. A fare le spese di queste scelte scellerate sono i cittadini, il Paese e la sua governabilità. Ma questa - conclude Soliani - è come sempre l’ultima preoccupazione di Berlusconi e dei suoi ubbidienti alleati”.
Cosa sta succedendo all'Invalsi? Aria di crisi e di licenziamento del personale.
Scuola e società:di Sergio Andreatta
Nuove nomine tra gli ultimi atti dell'era Moratti..., anzi no dell'era Brichetto Arnaboldi, prima delle sue probabili dimissioni previste per domani 11 aprile...
Cosa sta succedendo all'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (Invalsi) di Frascati? Da quello che si sa dai diretti interessati, tra cui alcuni Co.Co.Co. laureati in statistica di Latina, non sono stati rinnovati gli incarichi a molti dei 51 ricercatori ed esperti che lavorano presso l'istituto e che assicurano, in buona parte, l'attività di elaborazione dei dati e di studio e di ricerca a carattere nazionale e internazionale sul sistema educativo italiano. Il documento sottoscritto dal personale denuncia il mancato rinnovo del contratto che rischia concretamente di bloccare quasi tutta l'attività dell'istituto, nonostante esso disponga delle necessarie risorse finanziarie. L'attuale stallo sarebbe, così, in grado di compromettere anche le ricerche in atto promosse dall'Ocse e dall'IEA. La denuncia dei precari-Invalsi fa anche i nomi dei responsabili di questa situazione a rischio, individuati nel Comitato direttivo presieduto dal prof. Giacomo Elias e composto da Francesco Abbona, Roberto Albonetti, Aldo Fumagalli , Pier Luigi Lo Presti, Carlo Sbordone ed Elena Ugolini. L'Invalsi si trova oggi in una condizione di stallo dalla quale deve immediatamente uscire non solo per assicurare la stabilità del personale, ma anche per non minare ulteriormente il suo livello di credibilità ed autorevolezza nazionale nel campo della valutazione delle politiche formative. Sulla questione e' intervenuta nei giorni scorsi la senatrice Albertina Soliani (Margherita), che tra l'altro ha stigmatizzato "la nomina a direttore generale del leghista Fumagalli: "E' una indecenza istituzionale alla vigilia del voto, che mortifica le reali emergenze del pianeta scuola. La Moratti ha preferito fare nuove nomine - ha attaccato la Soliani - piuttosto che preoccuparsi di rinnovare il contratto a 51 dei 72 collaboratori a tempo determinato...". Queste nuove nomine sono tra gli ultimi atti dell'era Moratti..., anzi no dell'era Brichetto Arnaboldi, perchè questo è il suo cognome da nubile. Il ministro, da tempo assente dal suo ufficio per l'impegno elettorale a sindaco di Milano, avrebbe anticipato ai suoi collaboratori più stretti - conferma "Tuttoscuola" - che domani 11 aprile darà le dimissioni dall'incarico di ministro per dedicarsi a tempo pieno alla sua campagna elettorale. Lascerà al Miur tre nuovi direttori generali e probabilmente una girandola di cambiamenti. "E forse i fuochi d'artificio, aggiunge Tuttoscuola, non sono finiti e qualche altra significativa novità potrebbe maturare in queste ore.
Fabio Sebastiani «Se vince Berlusconi ci precarizza tutto, anche l’aria che respiriamo». L’exit poll dall’assemblea permanente dei precari Invalsi, ha il sapore di un finale di partita. Qui la precarietà è di casa, grazie alla finanziaria, che ha imposto una spesa non superiore al sessanta per cento del budget precedente, e grazie anche a una amministrazione, tutta “morattiana”, che ha stracciato un accordo con alcune tutele minime. La vittoria dell’Unione o meno fa la differenza. Ma il tema che scalda l’aria in questa giornata ventosa in cima a una delle colline che circondano i Castelli Romani è la grande vittoria dei precari francesi.
Di quei settanta co. co. co. che attualmente mandano avanti l’“Istituto nazionale di valutazione del sistema d’istruzione” tra poco più di un mese ne saranno confermati solo una ventina. E loro, invece di accettare la logica della lotteria, hanno deciso di aprire un confronto duro. Anche perché se se ne vanno i precari qui crolla tutto. O meglio, viene tutto esternalizzato.
Sono passate da poco le tre del pomeriggio e nella grande e bella aula magna di Villa Falconieri a Frascati, dove i precari hanno allestito un punto video per seguire i risultati delle elezioni, arrivano i primi numeri: «Wow», esclama Paola, mostrando il pollice in alto quando Nexus quando legge del 50-54% all’Unione. Cinzia la frena: «Aspetta, quella forchetta è troppo risicata». Qui sono quasi tutti laureati. E quando parlano di “forchette” sanno quello che dicono.
L’assemblea permanente da un po’ di giorni è il “leit motiv” della loro giornata lavorativa. E il risultato si vede. «Adesso almeno esistiamo. Prima eravamo dei fantasmi».
Manuela è poco più che trentenne. Ha già una figlia di tre anni. «Se non fosse stato per quell’accordo che tutela la maternità ora starei a casa, disoccupata», racconta. «Una mia amica che è andata via poco prima di quell’accordo non ne ha potuto usufruire».
La discussione torna subito sulla Francia: «E’ stata dura ma ce l’hanno fatta - commenta Francesca, laureata in psicologia, precaria da tre anni - ed ora tocca a noi».
E’ l’ora dell’assemblea. L’aula magna si riempie di nuovo. Ci sono quasi tutti: tecnici informatici, addette all’eleborazione dei dati, consulenti, statistici. Si prova a fare il programma da qui al 26 aprile, data dell’incontro con la direzione. Intanto, c’è la solidarietà dei colleghi a “tempo indeterminato”, che mandano a dire: «Seguite più miti consigli». Barbara non ci sta. «Ma come, stiamo già chiedendo il minimo». «Arrivano molte pressioni. Vogliono che torniamo subito a lavorare», dice Barbara. «Hanno paura che saltino i progetti internazionali - aggiunge - ma noi siamo responsabili. Tre ore di lavoro e il resto assemblea permanente».
Si aspetta nervosamente le prime proiezioni, che non arrivano. Qualche precaria lancia l’idea di andare subito a Santi Apostoli, sede dell’Unione e vivere da lì il rush finale. Tra poco bisogna liberare l’aula magna. «Non ci vogliono rinnovare il contratto perché siamo combattivi e un anno fa abbiamo strappato un accordo che ci dava le tutele minime», dice Patrizia. «I soldi per rinnovarci i contratti ci sono. Loro però pensano ai loro affarucoli. Pensano ad esternalizzare i settori più importanti come quello informatico. Se nessuno rende pubblico ciò che stanno combinando a giugno i contratti di una cinquantina di noi andranno in fumo».
Rita grazie alla sua professionalità in Invalsi, ha avuto modo di fare una esperienza internazionale. «All’estero ci guardano stralunati. E’ difficile fargli credere che gente laureata con anni di professione alle spalle ha un contratto a tempo indeterminato».
All’istituto di valutazione del sistema d’istruzione, 71 dei 110 dipendenti sono irregolari. A luglio scadono 51 contratti
Invalsi, la ricerca è co.co.co
8 aprile 2006
Andrea Milluzzi Rischia grosso un altro protagonista della ricerca italiana: l’Invalsi (istituto nazionale di valutazione del sistema d’istruzione) è il territorio dell’ennesima protesta dei ricercatori, sempre più precari e con l’acqua alla gola. Nato come Cede (centro europeo di educazione) l’Invalsi è il centro di ricerca del ministero dell’istruzione che si occupa di indagare nel campo dell’educazione, valutando e comparando a livello internazionale i metodi educativi, le competenze ecc. in collaborazione con istituti internazionali come l’Ocse e la Iea. Il problema è che dei 110 dipendenti ben 72 sono co. co. co. e 51 di questi hanno il contratto in scadenza a fine giugno e vanno incontro alla mannaia dei tagli del 4% alla spesa della pubblica amministrazione, contenuti nella finanziaria 2003.
Dalla dirigenza non è stata spesa una parola sul loro futuro, anzi «da quando c’è la nuova presidenza, quindi dal dicembre scorso, non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarla» racconta Margherita, una delle ricercatrici Invalsi. In realtà quella dell’Invalsi è una situazione quasi paradossale, essendo l’istituto tecnicamente vuoto: quelli che non sono collaboratori sono tutti in posizione di comando e vengono dal Miur e dalla scuola, gli altri sono gioco forza collaboratori (visto che non sono mai stati banditi concorsi per quest’ente) provenienti dalle Università. Prima avevano contratti di prestazione d’opera, poi sono diventati collaboratori stagionali, quindi, dopo una vertenza sindacale nel 2001, hanno strappato alcuni diritti quali le ferie, la maternità e la durata annuale dei contratti (ridotta a 6 mesi con la nuovo presidenza).
Età media 35 anni, assunti da 5 anni, ma qualcuno anche da 9, i precari dell’Invalsi adesso temono che il mancato rinnovo dei 51 contratti sia solo l’avanguardia di soluzioni ben più drastiche: «Le attività che fanno i nostri 51 colleghi, l’istituto dovrà garantirle anche senza di loro: e chi le farà? - si chiede Margherita - La nostra paura è che le intenzioni del ministero siano quelle di esternalizzare il lavoro dell’Invalsi, già lo hanno fatto con il reparto informatico e il web che sono strumenti indispensabili per il nostro lavoro. Cercano partneriati con l’università, ma noi dovremmo lavorare autonomamente da tutti. Questo la dice lunga sulla volontà di tenere vivo l’Invalsi».
Adesso i lavoratori sono in stato di agitazione, con assemblee quotidiane che sono l’unico strumento che possono utilizzare visto che il diritto di sciopero non è dato ai collaboratori, stretti fra la necessità di protestare e quella di evitare i ricatti: «Se noi fermiamo la produzione, essendo collaboratori ci possono dare la colpa. E’ questo il ricatto che fa la proprietà. Pensa che per contratto noi potremmo essere sottoposti a valutazioni individuali da parte dei responsabili di settore, ma non ce l’hanno mai chiesta. E’ successo per la prima volta adesso, con l’inizio dello stato d’agitazione». La settimana prossima è in programma un’iniziativa a Frascati, per legare la lotta dell’Invalsi al territorio. E’ partito anche un ricorso per far risalire al 2004 (quando il ministero emanò un decreto che secondo i sindacati sarebbe anch’esso istitutivo) la fondazione dell’Invalsi, in modo da eludere i tagli della finanziaria. Ma nel frattempo i rappresentanti sindacali aspettano sempre una convocazione.
Comunicato FLC L’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione (INVALSI), è un istituto di ricerca fantasma. I tagli alle risorse per la ricerca portano al rischio della chiusura dell'ente. A rischio posti di lavoro e la presenza nella comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa.
11/04/06
Ricerca: stato di agitazione all’istituto di valutazione del sistema scolastico
Comunicato stampa di Enrico Panini Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
L’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione (INVALSI), un Ente che per il suo ruolo si colloca al centro del sistema scolastico e che gestisce rapporti con importanti istituzioni internazionali come l’OCSE e l’IEA, è un istituto di ricerca fantasma.
Infatti: - il 70% delle attività di ricerca sono svolte da lavoratori precari; - la maggioranza di questi lavoratori precari (circa 50 persone) rischia da giugno di perdere il posto di lavoro.
Oggi l’INVALSI, a causa dei tagli del governo e dell’incapacità della sua direzione, è di fatto di fronte ad una probabile chiusura, l’Italia rischia così di essere tagliata fuori dalla comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa, diverse decine di lavoratori sono di fronte allo spettro della disoccupazione.
Se nei prossimi giorni non cambieranno le condizioni siamo, di fatto, alla vigilia della scomparsa di un Istituto che dovrebbe essere strumento di promozione della cultura della valutazione nel nostro Paese e della perdita di preziose professionalità.
Per la gravità di questa situazione, la FLC Cgil, assieme a Cisl e Uil, ha definito un primo pacchetto di iniziative: - proclamazione dello stato di agitazione del personale; - organizzazione di iniziative interne ed esterne all’ente, finalizzate anche a rendere evidente la rabbia dei lavoratori a tutti gli interlocutori e a denunciare la drammaticità della situazione.
La Cgil rivendica la continuità di tutti i rapporti di lavoro, la loro rapida e definitiva stabilizzazione, un rilancio complessivo dell’attività dell’ente che non può funzionare sulla base della precarietà e che deve essere dotato di effettiva autonomia culturale, scientifica e gestionale rispetto al Ministero dell’Istruzione.
Rassegna Nazionale L’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione si trova oggi di fronte a un paradosso.
07/04/06
Legambiente Scuola News:A rischio le ricerche nazionali e internazionali sulla scuola italiana
A rischio le ricerche nazionali e internazionali sulla scuola italiana Frascati, 6 aprile 2006
L’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione si trova oggi di fronte a un paradosso.
Nonostante l’INVALSI disponga di risorse finanziarie adeguate e abbia autonomia decisionale, la sua dirigenza non ha ancora preso i provvedimenti opportuni per assicurare il proseguimento e il completamento delle ricerche nazionali e internazionali affidate all’Istituto.
Le attività di ricerca e dei servizi di supporto e sviluppo, infatti, sono svolte per oltre il 70% da lavoratori precari con il contratto in scadenza a giugno e solo meno di un terzo di loro ha una prospettiva di rinnovo fino a dicembre 2006.
Il personale a tempo indeterminato presente in Istituto, inoltre, vive da molti anni una situazione incerta e indefinita, poiché si tratta di personale in perenne posizione di comando proveniente dalla scuola e dal MIUR.
Il mancato rinnovo dei contratti a tutti i collaboratori significherebbe la perdita di 51 posti di lavoro e porterebbe inevitabilmente all’inadempienza dei compiti istituzionali dell’Invalsi: sarebbe, di fatto, la scomparsa di un Istituto che è lo strumento della promozione della cultura della valutazione nel nostro Paese.
La paralisi delle ricerche nazionali comporterebbe il mancato rispetto degli impegni assunti con le scuole e con le Regioni italiane.
L’arresto di importanti ricerche comparative promosse dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dall’IEA (International Evaluation Association) taglierebbe l’Italia fuori dalla comunità scientifica internazionale sui temi della ricerca educativa.
Il personale è da oggi in stato di agitazione.
Per comunicazioni e contatti: precarinvalsi@gmail.com
Il comunicato dei collaboratori dell’INVALSI parla da solo.
Da alcuni anni, da quando la responsabilità del MIUR è nelle mani del governo di centrodestra e del suo ministro, Letizia Moratti, abbiamo imparato a riconoscere nelle attività dell’INVALSI ricorrenti elementi negativi. Basta pensare alle rilevazioni dei cosiddetti “progetti pilota”, ora ribattezzati “rilevazioni nazionali del sistema istruzione”: confusione negli obiettivi (dichiarati e non), approssimazione teorica nell’approccio valutativo adottato, inconsistenza metodologica per quanto riguarda le prove utilizzate.
Ora si scopre che anche l’INVALSI è costretto a subire i colpi della forbice del ministro Moratti e della finanziaria. Una forbice tanto più inefficace e inutile se si pensa ai dati della trimestrale di cassa, che fanno capire quanto poco il famoso e sbandierato tetto del 2% alla spesa pubblica sia stato effettivamente rispettato. In particolare, rispetto all’INVALSI, sarebbe interessante cercare di capire se questo previsto taglio delle spese per i collaboratori riguarderà anche le molteplici (quanto costose?) consulenze che sembra l’Istituto abbia moltiplicato negli ultimi due anni.
Una cosa è certa, la situazione attuale dell’INVALSI dimostra che gli sbandierati passi in avanti verso la costruzione di un Servizio nazionale di valutazione sono ancora tutti da fare, non solo in termini di chiarezza scientifica e metodologica delle scelte valutative, ma anche da quello della effettiva istituzione di un organismo che ne sia responsabile.
Con il rischio aggiuntivo che – come dice il comunicato – vengano compromesse anche le indagini internazionali di cui l’Istituto è responsabile, che sono le uniche indagini che forniscono dati attendibili sul nostro sistema scolastico (vista la pochezza delle rilevazioni nazionali).
C’è da augurarsi che il nuovo governo e il nuovo ministro dell’istruzione affrontino con urgenza, tra i vari problemi legati al nostro sistema scolastico, anche quello della valutazione e dell’INVALSI.